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Calcolo del TFR

Stima la quota di trattamento di fine rapporto che maturi ogni anno e la somma accantonata su più anni di servizio, al netto del contributo 0,50%.

Il trattamento di fine rapporto (TFR) matura ogni anno in misura pari alla retribuzione utile annua divisa per 13,5, dalla quale si trattiene il contributo dello 0,50% calcolato sull'imponibile previdenziale. Questo calcolatore stima la quota lorda, la trattenuta e la somma maturata su più anni di servizio.

Nota. Calcolo della quota di TFR maturando: quota annua = retribuzione utile / 13,5, meno il contributo 0,50% sull'imponibile previdenziale. Non comprende la rivalutazione del TFR già accantonato (1,5% fisso + 75% indice ISTAT FOI), per la quale esiste lo strumento dedicato, né la tassazione separata in sede di liquidazione, qui esclusa. Stima orientativa, non sostituisce un parere professionale. Fonte: art. 2120 c.c.; art. 3 L. 297/1982 (contributo 0,50%).

Come si calcola la quota di TFR

Per ogni anno di lavoro si accantona una quota pari alla retribuzione utile annua / 13,5. Dividere per 13,5 equivale ad accantonare circa il 7,41% della retribuzione (una mensilità l'anno, al netto del rateo). Da questa quota lorda si sottrae il contributo dello 0,50% calcolato sull'imponibile sul quale si versano i contributi previdenziali. La frazione di anno si calcola in dodicesimi: ogni mese aggiunge 1/12 della quota annua.

Rivalutazione e tassazione

Il TFR già accantonato negli anni precedenti si rivaluta al 31 dicembre di ciascun anno con un coefficiente pari all'1,5% in misura fissa più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT FOI dei prezzi al consumo (art. 2120, c. 4, c.c.). Alla liquidazione, il TFR è soggetto a tassazione separata con un'aliquota media legata al reddito degli ultimi anni: questi due passaggi non sono inclusi in questa stima.

A cosa serve

Lo strumento serve a farsi un'idea di quanto TFR si stia accumulando nel corso del rapporto di lavoro, partendo dalla retribuzione e dagli anni di servizio. È utile al lavoratore che vuole verificare l'ordine di grandezza degli accantonamenti rispetto a quanto risulta in busta paga o nei prospetti aziendali, ed è utile a chi deve stimare in anticipo l'importo che maturerà al termine del rapporto. Avere un riferimento numerico aiuta a controllare la coerenza delle somme indicate e a impostare eventuali richieste di chiarimento. La nozione di retribuzione utile è quella indicata dall'art. 2120 c.c.: comprende, salvo diversa previsione dei contratti collettivi, tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, con esclusione di quanto rimborsato a titolo di spese.

È importante distinguere ciò che il calcolo comprende da ciò che non comprende. Lo strumento stima la quota maturanda, ossia la parte che si accantona anno per anno, ma non l'importo finale che verrà liquidato: a quest'ultimo concorrono anche la rivalutazione del TFR già accantonato e la tassazione separata, qui non considerate. Il valore ottenuto è quindi una base di partenza da integrare con questi elementi per arrivare alla somma effettivamente erogata.

Quando è utile

Il calcolo è utile quando si vuole stimare l'accantonamento annuo di TFR a partire dalla propria retribuzione, per esempio per pianificare le proprie risorse o per valutare scelte come il mantenimento del TFR in azienda rispetto al conferimento a una forma di previdenza complementare. È utile per controllare a grandi linee gli importi indicati dal datore di lavoro nel corso del rapporto. È utile, infine, come prima verifica in caso di dubbi sulle somme maturate, fermo restando che il calcolo definitivo richiede l'esame della busta paga, dei contratti collettivi applicabili e della documentazione del rapporto.

Cosa tenere presente

Il risultato dipende dalla correttezza dei dati inseriti, in particolare dalla retribuzione utile: includere o escludere voci che non vi rientrano, oppure usare la retribuzione lorda complessiva al posto della base di calcolo prevista dal contratto collettivo, porta a una stima imprecisa. Va ricordato che i contratti collettivi possono prevedere criteri specifici per individuare la retribuzione utile, e che il coefficiente 13,5 e il contributo dello 0,50% sono fissati dalla legge, mentre altri elementi del calcolo possono variare in base alla disciplina applicabile e al periodo.

Un altro aspetto da considerare riguarda la destinazione del TFR. Il lavoratore può scegliere di lasciare il TFR in azienda oppure di destinarlo a una forma di previdenza complementare: la scelta non cambia il modo in cui matura la quota annua, ma incide sul regime di rivalutazione e di tassazione dell'importo accumulato, perché il TFR conferito a un fondo segue le regole di rendimento e fiscali proprie della previdenza complementare. Questo strumento stima la quota maturanda a prescindere dalla destinazione, ma è utile averla presente quando si valuta la convenienza complessiva delle diverse opzioni.

Lo strumento, inoltre, non sostituisce la determinazione esatta del TFR spettante alla cessazione del rapporto, che richiede di sommare le quote maturate, applicare la rivalutazione di legge sugli importi già accantonati e tenere conto della tassazione separata. Le percentuali, gli indici e le regole richiamate possono essere aggiornati nel tempo e vanno verificati sulle fonti ufficiali del periodo. Il risultato fornito è una stima orientativa e non sostituisce un parere professionale né il controllo della documentazione retributiva.

Domande frequenti

Come si calcola la quota annua di TFR?

La quota annua di TFR è pari alla retribuzione utile annua divisa per 13,5. Da tale importo si trattiene il contributo dello 0,50% calcolato sull'imponibile previdenziale (art. 2120 c.c.; art. 2, c. 8, L. 297/1982).

Cos'è la trattenuta dello 0,50% sul TFR?

È il contributo previsto dall'art. 3, ultimo comma, L. 297/1982, pari allo 0,50% della retribuzione imponibile, che viene sottratto dalla quota di TFR accantonata ogni anno.

Il TFR accantonato si rivaluta?

Sì. Il TFR maturato negli anni precedenti si rivaluta al 31 dicembre con un tasso pari all'1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT FOI dei prezzi al consumo (art. 2120, c. 4, c.c.). Questo calcolatore stima la quota maturanda; per la rivalutazione usa lo strumento dedicato.

Questo strumento calcola il TFR netto da liquidare?

No. Stima la quota maturanda anno per anno e la somma sul periodo indicato, ma non comprende la tassazione separata che si applica al momento della liquidazione né la rivalutazione del TFR già accantonato. L'importo netto effettivamente erogato richiede questi ulteriori calcoli.

Quale retribuzione devo inserire?

Va indicata la retribuzione utile ai fini del TFR, che secondo l'art. 2120 c.c. comprende, salvo diversa previsione dei contratti collettivi, tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto a titolo non occasionale, escluso quanto rimborsato a titolo di spese. La base esatta può essere precisata dal contratto collettivo applicabile.

Il risultato ha valore legale?

No. È una stima orientativa, utile per inquadrare l'ordine di grandezza degli accantonamenti. Il calcolo definitivo richiede l'esame della busta paga e dei contratti collettivi e non sostituisce un parere professionale.

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