Infortuni sul Lavoro
IVREA: Infortunio mortale sul lavoro - Operaio morto punto da un calabrone, condannato il datore di lavoro
Il Tribunale di Ivrea ha condannato un datore di lavoro per omicidio colposo a un anno, pena poi sospesa, in relazione alla morte di un operaio deceduto per shock anafilattico dopo essere stato punto da un calabrone mentre si trovava sul posto di lavoro. È un caso di infortunio sul lavoro per certi versi anomalo, in cui il colpevole, per il giudice, non è il calabrone ma il datore di lavoro.
Il caso: infortunio mortale sul lavoro a Ivrea
Secondo i giudici del Tribunale di Ivrea, il datore di lavoro non aveva previsto che, lavorando all'aria aperta, il dipendente avrebbe potuto incorrere in tale circostanza e che, pertanto, dovesse essere dotato di abbigliamento adeguato oltre che di mezzi di pronto intervento. L'operaio era morto per shock anafilattico dopo essere stato punto da un calabrone mentre era sul luogo di lavoro.
A decidere la colpevolezza del datore di lavoro è stato il giudice monocratico, che ha accolto la tesi dell'accusa sostenuta dal Pubblico Ministero: la morte dell'operaio è stata considerata un incidente sul lavoro per il quale il titolare dell'azienda, un imprenditore italiano di 46 anni, è stato ritenuto responsabile e condannato per omicidio colposo a un anno, con pena poi sospesa.
La dinamica dell'infortunio
Un pomeriggio di giugno di alcuni anni fa l'operaio stava cambiando le lampadine dell'illuminazione pubblica in un comune vicino a Ivrea quando è stato punto da un insetto. Fino a quel momento non sapeva di essere allergico: dopo la puntura riuscì a scendere dal lampione su cui stava lavorando e a mettersi alla guida del proprio furgone, ma non riuscì ad allontanarsi di molto e fu trovato agonizzante da un passante qualche ora dopo.
Il Pubblico Ministero aveva chiesto due anni di condanna, ritenendo che il datore di lavoro, titolare dell'azienda per cui lavorava l'operaio, non avesse calcolato tra i potenziali rischi anche quello che ha causato la morte del dipendente, venendo meno agli obblighi stabiliti dal D.Lgs. 81/2008. Secondo l'accusa, accolta dal giudice, il datore di lavoro avrebbe dovuto prevedere che un dipendente impegnato all'aria aperta potesse essere punto da un insetto e correre ai ripari, ad esempio con abbigliamento adeguato o prevedendo che i dipendenti viaggiassero sempre in coppia, "cosa che il documento di valutazione dei rischi aziendale prevedeva", come precisa l'avvocato, che annuncia ricorso in appello contro la sentenza di condanna.
La difesa degli avvocati per il datore di lavoro ha sempre rigettato l'ipotesi che si potesse parlare di incidente sul lavoro, affermando che si trattasse di una tragica fatalità e non di un rischio che il datore di lavoro avrebbe potuto in qualche modo prevedere.
Il risarcimento e il ruolo della parte civile
La famiglia dell'operaio si è costituita parte civile, assistita da avvocati al Tribunale di Ivrea, ottenendo nel corso del processo una prima parte del risarcimento dei danni da infortunio sul lavoro.
In casi particolari come questo è importante avvalersi sia di avvocati sia di periti esperti in infortunistica sul lavoro, in grado di analizzare tutta la documentazione relativa alle misure di sicurezza adottate dal datore di lavoro, così da evidenziare eventuali carenze o elementi di pregio. Per approfondire i profili di tutela puoi consultare la pagina dedicata agli infortuni sul lavoro o contattare lo studio.
Domande frequenti
Per cosa è stato condannato il datore di lavoro?
Il Tribunale di Ivrea lo ha condannato per omicidio colposo a un anno, con pena poi sospesa, in relazione alla morte dell'operaio.
Come è avvenuto l'infortunio?
L'operaio stava cambiando le lampadine dell'illuminazione pubblica quando fu punto da un calabrone; non sapeva di essere allergico e morì per shock anafilattico.
Perché il datore di lavoro è stato ritenuto responsabile?
Perché, secondo il giudice, non aveva previsto che un dipendente impegnato all'aria aperta potesse essere punto da un insetto, né lo aveva dotato di abbigliamento adeguato e di mezzi di pronto intervento.
Quale norma è stata richiamata nella vicenda?
Gli obblighi di sicurezza stabiliti dal D.Lgs. 81/2008, che il datore avrebbe violato non calcolando tra i rischi potenziali anche quello che ha causato la morte del dipendente.
Cosa aveva chiesto il Pubblico Ministero?
Una condanna a due anni, ritenendo che il datore non avesse calcolato tra i rischi potenziali anche quello che ha causato il decesso.
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